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lug
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Per risparmiare qualche euro, nel caso di aziende anche qualche centinaia di euro, ogni anno è consigliabile rigenerare le proprie cartucce di stampa direttamente con infiltrazioni di inchiostro.
In questi termini, visto che l’utilizzo di una stampante è un’azione quotidiana, sia che si tratti di stampanti a getto di inchiostro sia di stampanti laser colori, il cambio delle cartuccie/toner è praticamente pari al costo della stampante stessa.
Proprio per ovviare a questo costo di produzione, ormai da qualche hanno è esplosa la tecnica di rigenerazione delle cartucce che permette di introdurre all’interno delle stesse una dose di inchiostro liquido in grado di far tornare a nuova vita la cartuccia. Naturalmente il kit di generazione pare molto conveniente in quanto ha un costo di molto inferiore all’acquisto di una nuova cartuccia e può essere riutilizzato per molteplici occasioni.
Però, andando in profondità nell’argomento, non possiamo limitarci ad osservare puramente il lato economico della questione, ma dobbiamo approfondire ogni aspetto di queste pratiche.
A tal proposito, uno svantaggio del kit di rigenerazione è che questo introduce si inchiostro all’interno delle cartucce riportandole ad un livello iniziale, ma non ripara i danni che vengono generati dall’usura del prodotto stesso. Cosa che avviene invece per i prodotti rigenerati da professionisti ed esperti della rigenerazione.
Questo implica che la ricarica può essere effettuata solo un numero limitato di volte, naturalmente se l’usura non è eccessiva ed il processo di inserimento dell’inchiostro avviene a regola d’arte. Altro inconveniente non trascurabile è che durante la rigenerazione di un toner (per stampanti laser) può liberarsi nell’aria la polvere del vecchio toner oppure quella utilizzata per la rigenerazione: tale pulviscolo è ritenuto da molti inquinante e cancerogeno. Naturalmente, anche se gli inchiostri non sono naturali al 100%, i rischi per la salute sono di gran lunga inferiori.
Facendo un esempio pratico di rigenerazione dei cartucce per stampanti a getto di inchiostro, che potrebbero essere adagiate sui nostri arredamenti per ufficio, il primo ostacolo viene posto proprio dalla tipologia di inchiostro contenuta nel kit, infatti è compatibile solo con una tipologia di marca ed un modello preciso. Per tanto, non potremmo usare lo stesso kit per rigenerare stampanti di diverse marche/modelli.
Altro fattore negativo è che estraendo le cartucce ed aprendole per ricaricarle, è possibile che gocce di inchiostro cadano sulla scrivania (magari acquistata con le agevolazioni della legge lr22) macchiando documenti e mobili. Il liquido va versato con estrema attenzione e lentamente per evitare la creazione di bolle d’aria e disperdere l’inchiostro ovunque.
Un altro passaggio è quello di resettare la “memoria” della cartuccia, cancellando il numero di pagine che essa ha stampato. Per questo serve il “resetter” che normalmente non viene fornito col kit di rigenerazione (quindi va considerato anche questo costo aggiuntivo).
Una volta resettato il chip della cartuccia, e rimontata nella stampante la cartuccia rigenerata, è consigliabile effettuare l’azione di pulizia delle testine. Se la prima prova presenta alcune parti illeggibili o strisce bianche, occorre ripetere il ciclo di pulizia fino a quando non si raggiunge la qualità richiesta.
Il problema è che queste azioni generano un dispendio di inchiostro; per tanto alla fine dei conti bisogna considerare anche questi costi. Ed inoltre non è sicuro che l’operazione sia andata completamente a buon termine lasciando la stampante non in grado di effettuare stampe professionali. Quindi attenzione a valutare bene l’economicità della rigenerazione delle cartucce, soprattutto quelle a getto di inchiostro.
Articolo a cura di Michele De Capitani
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